Appello di un imprenditore di Sarule al presidente della Regione

Sono tante le domande che un imprenditore di Sarule, Antonio Sirca, pone ora pubblicamente in relazione a una sua vicenda personale e imprenditoriale che sta vivendo nella piana di Ottana.

In una Sardegna che non riesce a uscire dal pantano dell'isolamento e da una condizione economica pesantissima, aggravata ora dalla epidemia di coronavirus, la storia di questo imprenditore è emblematica e significativa di una sistema che anzichè favorire il mondo delle imprese sarde pare destinato a favorire invece situazioni diverse e delle quali sarebbe utile si occupassero organismi diversi da quelli amministrativi.

Abbiamo pensato di pubblicare la lettera sfogo dell'imprenditore di Sarule perchè la sua emblematica vicenda venisse alla luce in modo chiaro e perchè gli amministratori di questa terra si rendano conto che spesso alle difficoltà oggettive del territorio se ne aggiungono altre non proprio nobili.(g.o.).

"Sono socio fondatore della Cooperativa Unione Pastori di Sarule e proprietario di circa 250 ettari di terreno siti in agro di Sarule, Orani e Ottana, di cui 20 ettari circa impiantati a uliveto in produzione, mentre nei restanti fondi viene svolta l'attività agro pastorale di produzione propria di salumi e formaggi in adeguati ambienti (caseificio) siti in loco, oltre alla produzione e commercio di olio extravergine di oliva biologico certificato.

Nei medesimi terreni, inoltre, svolgo attività di produzione e vendita di energia elettrica da fonti alternative rinnovabili, costituita complessivamente da circa n. 800 pannelli fotovoltaici siti in loco, per un totale di circa 200 Kw.
Vi scrivo questo comunicato per denunciare pubblicamente un atto di mala amministrazione che sto subendo da alcuni anni e che di seguito descrivo.

In data 22.12.2016 ho avanzato offerta tardiva, accettata in data 22.02.2017, per l'acquisto dei terreni siti nel Comune di Ottana, oggetto di vendita della procedura del “Fallimento Texfer Ottana S.p.A. - N. 13/2010 R.F.”, (ex Legler Ottana) nell'ambito della procedura di vendita del Lotto 2.
Con verbale di aggiudicazione del Tribunale di Nuoro del 11.04.2017, il Giudice autorizzava l'aggiudicazione provvisoria del lotto 2 a mio favore e, su espressa richiesta del fallimento, ho pure provveduto al versamento del saldo e delle spese di registrazione per il trasferimento definitivo dei beni in data 18.08.2017.

Tra un problema burocratico e l'altro, l'atto per il trasferimento dei beni veniva ripetutamente rinviato. Finché, dopo due anni dall'aggiudicazione a mio favore, il Fallimento Texfer, con nota del 06.06.2019, mi comunicava l'attivazione da parte del Consorzio Industriale Provinciale di Nuoro del procedimento per l'acquisizione dei beni immobili di pertinenza del predetto fallimento, tra cui i terreni facenti parte del lotto 2, già a me assegnati.

Da informazioni assunte presso la curatela fallimentare, apprendevo che: con lettera del 07.03.2018 (di cui nei successivi accessi agli atti non si è trovata traccia), il Consorzio Industriale Provinciale di Nuoro avrebbe preannunciato l’intenzione di acquisire ai sensi dell’art. 63 L. 448/98 il lotto industriale in oggetto, invitando la Curatela fallimentare a non perfezionare la vendita del lotto industriale in questione; che con successiva nota, prot. n.134 del 14.03.2019, a seguito di delibera dell'ex Presidente (Piero Guiso), il Consorzio avrebbe comunicato l’avvio del procedimento teso al riacquisto di tutti i beni immobili già di proprietà della fallita Texfer Ottana Spa; che inoltre la Curatela con nota del 19.03.2019, avrebbe pure manifestato opposizione alla preannunciata acquisizione da parte del Consorzio.

Raccontati i fatti faccio alcune considerazioni: Come mai la nota del 07.03.2018 con le le intenzioni preannunciate dal Consorzio, non mi è stata messa disposizione negli accessi agli atti e risulta pure inesistente nel protocollo del Consorzio e di cui sono venuto a conoscenza solo dopo oltre un anno?
L'’art. 63 della L. 448/98 da il diritto al Consorzio Industriale di riacquistare la proprietà delle aree cedute per intraprese industriali o artigianali nell’ipotesi in cui il cessionario non realizzi lo stabilimento nel termine di cinque anni dalla cessione oppure nel caso che sia cessata l’attività industriale o artigianale da più di tre anni.

Nel mio caso, però, le aree non erano state cedute dal Consorzio, ma da privati alla Siron e da questa alla Legler in un rapporto di libera contrattazione tra le parti. Queste aree non sono mai state di proprietà del Consorzio e pertanto mancano i presupposti perché il Consorzio faccia valere questo diritto.
Sopratutto, la volontà dell'art. 63 L.448 è quella di evitare che le aree industriali diventino luoghi abbandonati e favorire il nascere di nuove intraprese.

Finalmente, dopo anni di ritardo, il fallimento sta perfezionando l'atto pubblico di trasferimento e così in breve tempo potrò iniziare l'attività. Al contrario se il Consorzio dovesse continuare con la procedura di riacquisizione (cosa che già richiederebbe i suoi tempi) – anche a non voler parlare degli ulteriori costi e tempi della controversia giudiziaria che, inevitabilmente, sarei costretto a promuovere - a quel punto lo stesso Consorzio dovrebbe ripartire da zero con una nuova gara per assegnare i lotti a terzi, a meno che – ma non voglio nemmeno pensare che questo sia il vero motivo dell'intera operazione – si voglia evitare la gara ed esista già bell'e pronto un imprenditore “amico” al quale vogliano cedere i beni che io ho già pagato.

Favorire l'insediamento di nuove attività produttive nei tempi più veloci che sia possibile è il principale scopo dei Consorzi di Sviluppo Industriale, mentre il rallentare o l'impedire l'avvio della mia attività, va esattamente nel senso opposto.
Allora mi chiedo, se anche il Consorzio Industriale Provinciale di Nuoro intende davvero perseguire i suoi scopi istituzionali, perché vuole sottrarmi questi immobili regolarmente acquisiti per avviare una mia intrapresa?

E' legittimo che il Consorzio li tolga a me, imprenditore locale, per poi destinarli ad altri magari provenienti dal continente?
Perché il Consorzio non ha fatto valere il suo presunto diritto quando, per anni, le aste andavano deserte? E perché se faceva parte del comitato dei creditori che ha dato parere favorevole alle vendite del Fallimento Texfer Ottana S.p.A., non si è invece opposto fin da subito?

Dopo oltre tre anni dall'aggiudicazione del Tribunale, dal versamento del saldo e delle imposte di registrazione, aspetto ancora che qualcuno riconosca i miei diritti e mi permetta di avviare il progetto imprenditoriale pensato per me e per il futuro dei miei figli.

Spero che tramite il vostro giornale questo accorato appello giunga al Presidente della Giunta Regionale, che ha i poteri di intervenire sul Consorzio al fine di farlo recedere da un atto che considero estremamente ingiusto ed illecito, che penalizza un imprenditore locale che vuole sviluppare e diversificare le sue attività in un territorio che, oggi molto più che in passato, soffre per disoccupazione, povertà e abbandono delle aree.

Antonio Sirca , imprendiore di Sarule .