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Pienone per la presentazione della Turandot

Un pubblico mai visto per una presentazione dell’Ente Concerti “De Carolis”: Erano circa duecento gli spettatori che hanno potuto conoscere ogni sfumatura di Turandot, di Giacomo Puccini, dalle parole di Paolo Gavazzeni, regista e direttore artistico di Sky Classica HD. Nella Sala Sassu del Conservatorio di Sassari, Gavazzeni ha tratteggiato l’ultima opera di Puccini, lasciata incompiuta per la morte dell’autore, in un incontro aperto al pubblico voluto dalla nuova direzione artistica di Stefano Garau. Scommessa vinta anche per l’orario mattutino della presentazione, che ha consentito a un centinaio di studenti – in larga parte del liceo musicale – di poter partecipare, accompagnati dagli insegnanti: un esempio di integrazione tra l’Ente Concerti e le istituzioni della città. All’incontro, moderato dalla musicologa Paola Cossu, hanno partecipato anche il regista e il direttore d’orchestra della Turandot “sassarese”, Filippo Tonon e Francesco Ivan Ciampa. Puccini, ha spiegato Gavazzeni, raccoglie il testimone del melodramma dopo la morte di Verdi, ma a differenza del predecessore racconta storie di gente comune, i sentimenti del popolo; anche in Turandot, che sebbene sia ambientata “ai tempi delle favole” e racconti di re, principesse e imperatori riporta in loro sentimenti semplici, vicini al nostro sentire umano. E proprio sulla centralità del personaggio dalle più umili origini, la serva Liù, hanno concordato con Gavazzeni anche regista e direttore: “Il suo ruolo – ha detto Ciampa – è fondamentale per Puccini; non è un caso che l’ultima parola che il compositore metta in musica è ‘poesia’, cioè quello che ha sempre avuto come faro. La sua grandezza è che riesce a creare straordinarie pagine poetiche anche quando suonano quattro persone, tre violoncelli e un flauto”. Molto si è parlato del finale incompiuto: per la morte del compositore, certo, ma anche per un’intrinseca impossibilità di tradurre il mutamento di Turandot, da principessa di ghiaccio ad “ardente d’amore”, come la desidera Calaf. L’incompiutezza, è stato detto, è data anche dalla sofferenza dell’autore, quasi incapace di sciogliere il “quarto enigma”: rendere in musica il finale di Turandot. Un titolo “emotivamente immenso, commovente”, ha spiegato il regista Filippo Tonon, “in cui mi sono fatto guidare dalla musica e dal testo, immaginando una Turandot intrappolata nel proprio meccanismo, in cui la realtà è modificata proprio per non interrompere il suo gioco mortale, e che si sente perduta quando Calaf lo risolve”. Oltre al fascino immortale dell’opera, l’allestimento sassarese è molto atteso per il successo che ha già riportato a Maribor, da cui proviene, e al Filarmonico di Verona, oltre che per i suoi interpreti: su tutti Rebeka Lokar (Turandot) e Walter Fraccaro (Calaf), insieme al debutto nel ruolo di Elisa Balbo. Ping, Pang e Pong saranno Enrico Marrucci, Manuel Pierattelli e Cosimo Vassallo, mentre il basso Vladimis Sazdovski sarà Timur. Completano il cast Enrico Zara (L’imperatore Altoum) e Nicola Ebau (Un mandarino). Le due ancelle saranno Veronica Abozzi e Maria Ladu. Il regista Filippo Tonon cura anche scene e luci, mentre i costumi sono di Cristina Aceti. Nel pomeriggio circa seicento studenti hanno potuto assistere all’anteprima giovani, riservata alle scuole e agli studenti di Università, Conservatorio e Accademia, in un orario anticipato rispetto al passato per consentire un rientro più agevole a chi proviene dalla periferia.

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