Mesto spettacolo della politica: l'opinione di un cittadino

Pasqualino Trubia
  Ciò a cui abbiamo assistito al Parlamento e al Senato della Repubblica questi ultimi due giorni può rappresentare molto bene il periodo storico che stiamo vivendo. 

  Mala tempora currunt direbbero i latini, un periodo cupo nel quale anche le più alte istituzioni son trattate, dagli stessi rappresentanti della sovranità popolare, alla stregua di un mercato. Le istituzioni, idealmente, dovrebbero rappresentare il meglio del paese, il fondamento della nostra società, dovremmo essere in grado di avvertire un misto di rispetto e d’onore nel far parte di una nazione da esse guidata.

  Invece abbiamo assistito ad uno spettacolo indecoroso nel quale un presidente del consiglio dei ministri strattonato da più parti ha invocato l’aiuto di chiunque per continuare la propria avventura di governo, abbiamo visto senatori che non avendo votato nei tempi concordati sono sopraggiunti all’ultimo secondo per esprimere il proprio voto, come se le sorti di un esecutivo fossero meno importanti di una pausa caffè.

   E’ vero, la politica si trasforma negli anni come lo fa la società che viene amministrata ma se anche le istituzioni iniziano a non assolvere al proprio compito, se anche l’aula del senato si trasforma in uno “sfogatoio” urlato dove i rappresentanti del popolo si offendono reciprocamente, come è possibile restituire credibilità ad un paese e alle sue istituzioni ormai allo sbando. Come è possibile guidare una nave ormai alla deriva? Come è possibile riprendere la giusta rotta, sempre che non si sia persa pure quella? 

  In definitiva ci si chiede: quando toccheremo il fondo? Lo abbiamo già toccato? E se lo avessimo toccato come potremmo darci una spinta verso il futuro? Riusciremmo, toccando il fondo, a trovare le forze per un nuovo salto che possa riportarci in superficie?

  Gli uomini vivono guardando al futuro, sperando nell’avvenire ma se mancano le basi non si hanno più sicurezze. Le stesse istituzioni sembrano affondare nel mare di un gioco politico sempre più subdolo e allo stesso tempo sempre più evidente nella sua inconsistenza. Se un tempo contro Craxi si lanciavano delle monetine dandogli del ladro perché rappresentava la punta di un iceberg di un sistema malato nella gestione della cosa pubblica, oggi che cosa si dovrebbe gridare al politico di punta? E il sistema che amministra è malato o è addirittura in fin di vita?

  Oggi non abbiamo risposta a questi interrogativi, riusciamo a stringerci attorno a ciò che diceva il Manzoni quando si prodigava nel giudicare la figura di Napoleone: non c’è soluzione “ai posteri l’ardua sentenza”.

                                              Pasqualino Trubia