Mario Conoci si faccia garante del rilancio di Surigheddu e Mamuntanas - Un consiglio al sindaco

-
  Quale sarà la chiave di volta per far ripartire le economie del nostro territorio? La domanda non è assolutamente fuori luogo, perché l’effetto Covid 19 sta modificando il tessuto economico, eliminando tutte le piccole realtà produttive o di servizi, senza lasciare alcuna via di scampo.

   Allo stato attuale il vaccino è solo un buon proposito e quando sarà disponibile ci vorrà qualche anno affinchè la sua azione dia risultati duraturi. Chi viveva di turismo ne è uscito malconcio e soprattutto non sa come riorganizzarsi per il futuro, per la prossima stagione. Chi riforniva i ristoranti di prodotti locali ha visto non dico annullato ma quasi il proprio fatturato. Chi ancora resiste lo fa eroicamente, sperando che la situazione migliori, ma visto come andrà anche il prossimo Natale e il Capodanno ormai c’è poco da sperare.

  L’unico settore che ha migliorato in modo esponenziale i suoi numeri è quello della grande distribuzione alimentare e del commercio online, dove noi sardi però giochiamo un ruolo molto marginale. Per cui viene da chiedersi se questi settori siano stati di vantaggio anche per le aziende sarde, e se la misura sia tale da ritenerci soddisfatti. Presumo di no e lo dico a ragion veduta: il 70% della carne che si consuma in Sardegna proviene dal continente se non dall’estero, sembra strano ma anche una buona parte di agnellini da macello vengono da fuori!

  Per la frutta e la verdura siamo all’80%. Per quanto riguarda i prodotti alimentari trasformati, dalla pasta ai salumi, compresi anche i formaggi (altro elemento che può apparire strano), dipendiamo quasi totalmente dall’import. Risultato: nella nostra isola di solo un milione e mezzo di abitanti non raggiungiamo l’autosufficienza alimentare. Quando arrivano i turisti, se non fosse per l’import, non sapremo cosa dargli da mangiare! Piaccia o non piaccia la situazione purtroppo è questa e ce lo siamo detti e stradetti un’infinità di volte.

   Che questa sia un’anomalia mi sembra ovvio, il problema è come rimediare a questa anomalia. Quello che fa più specie però, è che a Cagliari si è insediato un governo regionale dichiaratamente sovranista. Mi sarei aspettato un primo e decisivo intervento per portare la Sardegna, nel giro di pochi anni, alla sovranità alimentare, che significa produrre in casa quello che ci mangiamo, incrementando in modo non indifferente i posti di lavoro. Invece ancora niente, e per quello che riguarda il nostro territorio due delle migliori aziende agricole del passato, Surigheddu e Mamuntanas, sono e restano improduttive.

   Mi chiedo chi stiano aspettando i politici locali per alzare la voce, per chiedere che quelle terre tornino nella disponibilità di chi le lavora e le fa produrre. Non svendendole, non assegnandole a cordate di grossi imprenditori interessati ai finanziamenti a fondo perduto della Regione Sardegna e dell’Unione Europea, ma concedendole a cooperative e imprese agricole capaci di rispondere alle esigenze del nostro territorio, capaci di valorizzare le nostre produzioni di qualità, dall’olio extravergine di oliva al vino, dal grano ai carciofi, passando per produzioni ad alto valore aggiunto tipo lo zafferano o le erbe aromatiche e medicinali.

   Queste imprese sono già presenti nel nostro territorio, hanno voglia di crescere, facciamo in modo che abbiano l’occasione per poterlo fare e fare bene. Si metta in cantiere una conferenza di servizi e si apra il confronto, senza aspettare che passi un giorno in più. Passata l’emergenza Covid se in Sardegna non si creano nuove opportunità di lavoro, i nostri giovani prenderanno il volo, le nostre energie migliori andranno a sostenere altre economie, con ulteriori danni per la nostra terra.

  Possibile che non si riesca a fermare questa emorragia occupazionale? Possibile che le partite importanti come il riavvio produttivo di Surigheddu e Mamuntanas rimangano sempre al palo? Possibile che si cambino i presidenti e le giunte, nonché i colori politici delle maggioranze e nulla, proprio nulla si muova? Non sappiamo che fine abbia fatto la vertenza pastori, da una parte costretti a difendersi in tribunale e dall’altra titolari di una promessa che vale 350 ettari di pascolo. Non sappiamo che fine abbia fatto il bando per la vendita, anzi svendita, delle due aziende. E’ ancora in piedi? E’ stato ritirato? Non c’è ancora l’interlocutore considerato giusto?

  Giusto da chi? Tolti gli ettari dei pastori parliamo di circa 800 ettari di terreno agricolo, tra cui 60 ettari di oliveto e una sede di ricerca universitaria. Parliamo di una volumetria non indifferente, da recuperare, da riutilizzare in vari modi. Penso a una fabbrica per la trasformazione dei prodotti agricoli (pensiamo alle migliaia di carciofini che ogni anno seccano sulla pianta perché non hanno vendita), penso a alloggi per il turismo “verde”, penso a quanto può essere importante un collegamento più organico con l’università di Sassari, per esempio per le coltivazioni biologiche.

  Penso che da tanti anni ci manca una scuola, un istituto agrario, quell’istituto fatto morire miseramente per la mancanza di una visuale, di un progetto che potesse dare speranza agli agricoltori di domani. Trovo grave, gravissimo, che la Regione Sardegna non faccia nulla per valorizzare le due aziende; trovo ancora più grave che la politica locale sia disinteressata al loro rilancio produttivo, che non riesca a coglierne le opportunità occupazionali e le ricadute economiche per il territorio.

  Tutto questo fa male, perché rischia di far crollare l’ultimo barlume di fiducia nei confronti di una classe politica sempre più apatica e autorefenziale. A questo punto vedo solo una strada: chiedere al Sindaco di Alghero Mario Conoci di farsi garante, in ogni sede e specialmente a Cagliari, del rilancio produttivo delle aziende di Surigheddu e Mamuntanas, mettendo in atto tutte le iniziative possibili perché l’obiettivo sia al più presto raggiunto.

                                                             Tonio Mura