Sulle ramblas catalane si gioca a favore del Covid-19

Il lungomare Barcellona di Alghero, alle 18,30 circa di domenica 17 maggio, si è ritrovato improvvisamente affollatissimo.

Tanta gente, alla vigilia della fase 2 molti hanno voluto riassaporare quella voglia di libertà che per quasi tre mesi è stata fortemente condizionata dalle misure di contanimento del contagio del virus.

Decine e decine di persone, chi in coppia, chi da solo, molti i gruppi, da tempo si attendeva un ritorno alla normalità.
Ma all'occhio del vecchio cronista, che in quel momento si recava ad un distributore automatico di sigarette proprio davanti alla ramblas di via Garibaldi, non è sfuggito che quel festoso incontro che avveniva in una straordinaria serata di sole si svolgeva con un atteggiamento complessivo piuttosto disinvolto per quanto riguarda il rispetto delle norme sanitarie di prevenzione.

Sembrava una serata della primavera inoltrata del 2019, dell'anno scorso.
Pochissimi indossavano la mascherina, di guanti neanche a parlarne, il mantenimento delle distanze un optional.
A prima vista faceva perfino piacere vedere questo ritorno alla normalità dopo mesi di silenzi e paure.
Dava una sensazione di liberazione questa sorta di sfida al mostricciattolo che per settimane ci ha chiuso in casa e portato via tanti cari impedendoci perfino di accompagnarli nell''ultimo viaggio.

Quelle decine, forse oltre un centinaio, di persone, tanti i giovani, mandavano al culo questo virus arrivato dalla Cina dimostrando di non averne paura, quasi sfidandolo.
Ma si è trattato di una situazione condivisa superficialmente durata però pochi secondi.
Il ritorno con i piedi per terra ricorda in modo drammatico che il Covid 19 non si può sfidare in questo modo senza rischiare di pagare un prezzo altissimo.

E' vero che la curva del contagio in Sardegna è la meno significativa di tutto il Paese, con livelli assolutamente rassicuranti, e che questa favorevole condizione ha messo in un cantuccio la prudenza, ma proprio questa è la situazione ideale del virus per colpire.

Ancora non è possible sfidarlo, bisognerà attendere il vaccino che non è proprio dietro l'angolo.
Fino a quel momento dobbiamo combatterlo osservando quelle misure di prevenzione che ormai tutti conoscono. Bisogna conviverci combattendolo con le armi giuste della perevenzione: le mascherine, le distanze, i guanti, evitare i sovraffollamenti, tutte cose che ormai conoscono anche i bambini.

Sfidarlo in questo modo è fare il suo gioco.
Per chi ci vuole credere è possibile che la Madonnina di Valverde abbia dato una mano ad Alghero e alla sua diocesi della quale è Patrona.
E se lo ha fatto è perchè perfettamente a conoscenza dell'offerta sanitaria che viene garantita ai suoi fedeli in ambito locale grazie alla quale non avrebbero scampo. .

La "Senyora Negra ", ancora, non si fa impressionare dai selfie e dalla comunicazione mielosa della rete.

Junivelt