Per il coronavirus case di riposo trasformate in ospedali: una follia - Riflessioni della Cgil

Da Mauro Marras, dirigente sindacale della Cgil Funzione Pubblica di Sassari, riceviamo una riflessione sulla situazione complessiva nella quale si è trovato il sistema sanitario della Sardegna nell'affrontare l'epidemia di corona virus. Ne pubbblichiamo di seguito il testo integrale. " In questo clima di elevata incertezza, - afferma il sindacalista - non c'è alcun modo di determinare con precisione l'estensione dell'infezione..Non c'è modo di combattere la diffusione del virus senza test accessibili a tutti coloro che mostrano i sintomi e a tutti i cittadini che hanno necessità di accedere negli ospedali. È essenziale che i test siano resi disponibili immediatamente in tutti i territori dell'isola, cosa oggi impraticabile per il numero insufficiente di laboratori accreditati. Con quali criteri e modalità si può pensare in questo momento alla ripartenza e ad una regione covid Free se vi è a nostro parere ancora una mancanza di programmazione in termini di organizzazione e linee guida che ancora una volta si sono mostrate inadeguate. Ci pare che ad oggi si possa pensare che il problema non é stato arginato , anzi... 

Il principio che deve guidare la risposta è semmai che le esigenze della società prevalgano su altri interessi. Non si deve permettere che i calcoli capitalistici dei valori delle azioni limitino, indeboliscano o impediscano la lotta contro la diffusione della malattia. Sanità, lavoro ed economia non devono essere messi in contrapposizione, ma bensi uno deve compensare l'altro.Stiamo qui a parlare dell'ennesimo annuncio quando ancora non si riesce a risolvere i problemi in tutta Italia, che sono alla base del contagio. Uno di questi e' il tema delle case di riposo... una più capillare gestione dei servizio socio sanitari per gli anziani e una integrazione tra sociale e sanitario con molta probabilità avrebbe aiutato a gestire meglio questa situazione, anche con l'istituzione delle USCA dedicate sia domiciliari che per la rete del socio sanitario. 

Non ultima la delibera con la quale l'Azienda Tutela Salute (ATS) ha ordinato alle case di riposo la dotazione di équipe composte da un medico generale coadiuvato da uno specialista pneumologo o anestesista rianimatore con esperienza in ventilazione non invasiva e da infermieri adeguatamente formati... In questo momento neanche gli ospedali riescono a trovare personale con queste specializzazioni e ci dovrebbero riuscire le case di riposo? Ci sembra che siano stati commessi una serie di possibili errori e sottovalutazioni, dall’insufficiente o inadeguata dotazione dei dispositivi di protezione per infermieri ed Oss, prima le mascherine poi i camici, alla poca formazione per fronteggiare la situazione, al numero insufficiente di tamponi per anziani e lavoratori che avrebbero potuto arginare concretamente i contagi, la non ospedalizzazione degli anziani, la difficilissima separazione degli spazi interni tra reparti con ospiti positivi e indenni. 

Tutte condizioni che hanno agevolato la diffusione del contagio in strutture non attrezzate per la cura dei pazienti positivi, in molti casi prive di spazi e logistica necessari per la compartimentazione efficace di ospiti Covid e non Covid. Il virus girava per l'Italia un mese prima che arrivasse in Sardegna. Per quale motivo non ci si è preparati? Pensiamo che il sistema sanitario abbia fatto almeno in parte cilecca. Soprattutto a Sassari, dove la situazione è drammatica, il contagio si è così diffuso con esiti spaventosi... Appare incredibile che Ats voglia trasformare le strutture per anziani in ospedali..... Non è eticamente accettabile che si trasformino le case di riposo in luoghi dove il rischio contagio è altissimo, lontani dai propri cari, con operatori impauriti e non preparati ad affrontare una pandemia..tutto questo in considerazione del fatto che la cattiva organizzazione sopratutto del sassarese rischia di pregiudicare sia un'eventuale ripartenza sia la salute. Per questa ragione diciamo si alla ripresa ma solo quando si é registrata l'organizzazione e la contestuale messa in sicurezza della cittadinanza e del sistema sanitario. 

A nostro avviso una possibile riapertura deve essere regolata da protocolli e norme sulla salute e sicurezza sul lavoro ben definiti. Pensiamo che prima di fare dei ragionamenti, leciti e doverosi per sostenere lo sviluppo e il rilancio delle attività produttive, - conclude Mauro Marras - bisognerebbe tenere conto e farsi carico di risolvere queste criticità che rischiano di compromettere gravemente tutto il tessuto economico e sociale della nostra regione!!"