Alghero: perchè non una rotonda sul mare? Pier Luigi Alvau e le macerie del Cavall Marì

Voglio inserirmi sulla questione del rudere dell’ex “Cavall Marí” di cui in questi giorni l’attuale Amministrazione comunale si è occupata. Ripropongo in proposito un post che avevo pubblicato nell’aprile del 2018 su un social al quale diedero responso positivo numerosissime persone. Preso dall’entusiasmo ne parlai col sindaco di allora (Bruno) il quale non dimostrò alcun interesse liquidando il mio tentativo di proposta sul nascere.

Lo chalet o "Cavallino Bianco", già in disuso dalla seconda metà degli anni '50, è stato smantellato, o meglio è stato sovrapposto da quell'orrenda costruzione che vediamo oggi, nel 1960. Nel 1961 fu inaugurato il night club "El Fuego" e dopo varie vicissitudini, gestioni, cambi di nome etc. siamo arrivati alla vergogna di oggi. Da qui lancio la "crociata" per l'abbattimento dell'attuale rudere ed il ripristino di una "rotonda sul mare" come era un tempo. Vogliamo raccogliere firme, costituirci in comitato? Facciamo qualcosa per far sentire la voce di chi vuol rivedere l'intero panorama del golfo dal Lungomare Dante e contrastare chi invece vorrebbe un improvvido restauro di un manufatto superato anche per l'utilizzo originario, da dare sicuramente in gestione a chissà quale privato per aprire un eventuale "nuovo" pubblico esercizio, con affitto da quattro soldi al Comune e la illusoria scusa di dare immaginari posti di lavoro. Io propongo un utilizzo pubblico di quello spazio, dove i bambini possano giocare liberamente con attorno panchine con mamme che chiacchierano tra loro mentre vigilano i figli.

Non ditemi che una visione così idilliaca è impossibile... Ah, dimenticavo, andiamoci piano con eventuali "punti di ristoro" sul posto. Ci sono attorno abbastanza bar, gelaterie e ristoranti! La mia proposta è finalizzata all'abbattimento della struttura ed alla restituzione alla fruizione pubblica di un'area panoramica aperta, dove ciascun privato possa goderne l'utilizzo senza alcun costo. La fine più brutta sarebbe restaurare un manufatto che dal punto di vista paesaggistico ed ambientale è un obbrobrio, spendendo un'infinità di danari pubblici, per darlo poi in "graziosa" concessione -a termini di legge naturalmente!- a fini privatisti.