Alghero: cozze ed ostriche a La Maddalenetta - Le Ragioni del NO dal mondo ambientalista

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  In merito alla concessione di uno spazio acqueo, presso l’isolotto della Maddalenetta (Alghero), per allevamento di bivalvi (circa 6.5 ettari), i rappresentanti regionali o locali delle associazione ambientaliste Legambiente, WWF, Gruppo di Intervento Giuridico e LIPU, concordano che il sito individuato dalla RAS per tale concessione sia, a loro parere, del tutto non idoneo, e per più ordini di motivazioni.

  Come facilmente osservabile con una semplice foto aerea o satellitare, il fondale marino all’interno della concessione è composto prevalentemente da una discontinua prateria a Posidonia oceanica, un habitat marino di prioritaria importanza ecologica per le Direttive europee, e che impone all’Italia azioni di tutela e salvaguardia. Nella parte interna della rada di Alghero, l’insieme delle piante di posidonia svolge un ruolo attivo fondamentale di contrasto all’erosione delle spiagge.

   Ed è proprio il degrado progressivo del fondale a posidonia, dovuto ad ancoraggi incontrollati, inquinamento ed altro, la principale causa della forte erosione litorale in atto nel tratto costiero dal Camping Mariposa alla rotatoria del palacongressi. Le piccole aree sabbiose presenti tra i fondali di posidonia sono in realtà delle “ferite”, degli spazi a suo tempo sottratti alla prateria dagli ancoraggi e dal moto ondoso. Tali aree sabbiose, ove la prateria era presente in un recente passato, in mancanza di interventi di tutela tendono ad allargarsi e a compromettere la stabilità delle piante circostanti.

   La copertura vegetale viene via via erosa dal moto ondoso e contemporaneamente aumenta l’azione erosiva nella spiaggia antistante. Perciò una gestione oculata degli spazi marini, in quest’area della rada di Alghero, appare incompatibile con qualsiasi concessione privata e con impianti di acquacoltura (sia pur posizionati su tratti sabbiosi), ma impone, al contrario, non più rinviabili azioni attive di monitoraggio e salvaguardia di ciò che ancora resta della prateria sommersa. Riteniamo che i piccoli impianti di acquacoltura, e in particolare di bivalvi, siano attività ecosostenibili e compatibili con la gestione intelligente delle risorse marine, ma devono essere assolutamente posizionati in aree idonee, ed il primo criterio di scelta di tali aree deve essere il criterio ambientale.

  Non si capisce perché nel documento di Concessione si affermi che non sono presenti “biocenosi marine di rilievo”, e non si sia posta più attenzione agli aspetti bio/ecologici prima di rilasciare a privati una concessione di lungo periodo in una zona di grande fragilità idrogeologica. Inoltre non si capisce perché, se lo stesso gestore dichiara che gli sono sufficienti al massimo due ettari di spazio acqueo, gliene siano stati concessi oltre sei. Nella stessa rada di Alghero è possibile individuare altri siti, a nostro parere. più idonei del punto di vista ambientale, fermo restando che, lungo la costa di Alghero, il sito migliore per un allevamento di bivalvi è la laguna di Calic.

  Dal punto di vista della salute dei consumatori, si rileva che la legge impone la stabulazione per i bivalvi allevati in laguna, mentre non è necessario per gli allevamenti in mare (anche se la concessione di Alghero è relativamente vicino agli scarichi del molo Rizzi e di San Giovanni). Le associazioni ambientaliste presenteranno una specifica documentazione scientifica alla Regione Sardegna e al Ministero dell’Ambiente affinché si attuino in tutti i mari italiani azioni concrete di tutela dei fondali a posidonia e non si rilascino più concessioni private di nessun tipo su questi fondali, affinché non abbiano a ripetersi casi come quello di Alghero o di Golfo Aranci.

  E si chiederà che anche le opere di importanza strategica e di interesse pubblico che interessano i fondali a posidonia, siano sempre soggette a valutazione di impatto ambientale. Nel caso di Alghero si rileva infine che i 6.5 ettari di concessione, circondati (come da norme nazionali e locali) da una fascia di rispetto di 200 metri, creano, per l’ubicazione dell’area proprio al centro della rada, anche contrasti con diportisti locali e con altre categorie di fruitori del mare.

   Meglio sarebbe - concludono Legambiente, WWF, Gruppo di Intervento Giuridico e LIPU - individuare un sito, il più possibile condiviso, per trasferirvi l’impianto bivalvi di Alghero e pensare al mare circostante l’isolotto della Maddalenetta come ad un’oasi naturalistica per la fruizione pubblica, ma regolamentata".