Il Gruppo di Intervento Giuridico "affonda" le piattaforme eoliche

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"La Ichnusa Wind Power s.r.l., società energetica milanese decisamente minimalista e parca di informazioni, ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale eolica off shore, con 42 “torri eoliche” altre 265 metri, su una superficie marina di 49 mila metri quadri, a circa 35 chilometri (circa 19 miglia marine) dalla costa dell’Isola di San Pietro e del Sulcis (Sardegna sud-occidentale)".
Comincia così una nota del Gruppo di Intervento Giuridico a firma di Stefano Deliperi.
"La potenza prevista è di 12 MW ciascuna per complessivi 504 MW, - aggiunge l'associazione ambientalista - mentre "l’impianto eolico sarà formato da due sottoparchi costituiti da 21 turbine ciascuno. La distanza geometrica minima tra le singole turbine è 1800 metri".

Le “torri” eoliche saranno galleggianti, e "costituiscono un innovativo sviluppo tecnologico del settore eolico che permette di realizzare parchi eolici offshore su fondali profondi" (Floating Offshore Wind Farm – FOWF). La durata prevista della centrale eolica sarebbe di 30 anni e il cavidotto di collegamento dovrebbe approdare sulla terraferma a Portoscuso.
Al momento il progetto è stato presentato al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare per la fase di scoping (verifica preliminare) che precede la predisposizione dello studio di impatto ambientale finalizzato alla procedura di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) (qui la documentazione presentata).
In parole povere, il progetto è ancora in alto mare, sebbene sia già da verificare con estrema attenzione.

Ma a chi servirebbe un così rilevante quantitativo di energia, oltre a chi lo produce (e ci guadagna)?
Attualmente (dati piano energetico ambientale regionale) in Sardegna abbiamo i seguenti dati relativi alle fonti di produzione energetica: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico.
Fonte termoelettrica: 42% carbone; 49% derivati dal petrolio; 9% biomasse.
Tuttavia, oltre il 46% dell’energia prodotta “non serve” all’Isola e viene esportato, quando possibile, vista la limitata capacità dei due sistemi di trasporto dell’energia (cavidotti SAPEI e SACOI), complessivamente 1.400 MW.

   Il terzo collegamento – fra la Sicilia e la Sardegna – recentemente annunciato dal Governo nazionale e oggetto di un accordo fra Regione Siciliana, Terna s.p.a. e Cassa Depositi e Prestiti (settembre 2019) – non ha finora incontrato il favore della Regione autonoma della Sardegna, che punta sul metano. Quindi, allo stato, o tale energia andrebbe a sostituire le fonti fossili più inquinanti (petrolio e derivati, carbone) oppure non avrebbe alcun senso, sarebbe semplicemente dannosa al contesto socio-economico locale (pesca, turismo).. In proposito sarebbe opportuno puntare sullo sviluppo della ricerca e la realizzazione di sistemi di accumulo energetico. L’Isola di San Pietro, il Sulcis, la Sardegna non hanno minimamente bisogno di diventare una “piattaforma di produzione energetica” per lucrosi interessi particolari privati.