La lotta alla droga può cominciare soprattutto da una scuola più efficiente

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  L’emergenza Covid ha fatto emergere le difficoltà in cui versa il nostro sistema scolastico. Problemi che prima venivano affrontati nell’ottica del quotidiano alla ricerca di soluzioni tampone e provvisorie che costringevano dirigenti scolastici e amministratori pubblici a barcamenarsi in un mare di difficoltà di ogni genere, sono emersi in tutta la loro gravità. Le soluzioni di problemi come la mancanza di personale docente e non docente, la carenza di strutture e attrezzature adeguate e la necessità di una vera riforma a 360 gradi del mondo della scuola, sono state orientate più all’aspetto economico che agli interessi e alle esigenze dei ragazzi.

  Far tornare i conti nel bilancio dello Stato era la priorità e in questi casi a farne le spese è sempre la qualità del servizio. Peccato che in questo caso ad essere danneggiati sono quei ragazzi sui quali, invece, si sarebbe dovuto investire senza risparmio, per garantire a loro e a tutti noi un futuro migliore. Se dobbiamo trovare un aspetto positivo dal disastro causato dalla pandemia è che ha rimesso sul tavolo le priorità su cui lavorare e investire e quello dell’Istruzione delle nuove generazioni, finalmente, è tornata ad occupare il posto che le compete. Si potrebbe obiettare: cosa c’entra questo con la lotta alla droga?

   Niente se si pensa all’Istruzione solamente come lezioni di matematica, italiano, storia e geografia, per nominarne solo alcune, e non come lezioni di formazione alla vita dei ragazzi, inserendo tra gli argomenti come prendersi le proprie responsabilità nei confronti di sé stessi e della vita stessa, non è un argomento marginale ma di sostanza. Si potrà obiettare ancora che si è fatto “tutto il possibile” in quella direzione. Ma qualcosa non ha funzionato nel sistema educativo se milioni di giovani fanno uso di sostanze stupefacenti di ogni tipo. Un fenomeno che coinvolge ragazzi sempre più giovani di ogni ceto sociale ed etnia. Un fenomeno che a detta di tanti amministratori pubblici, che quotidianamente affrontano i problemi nei loro comuni, quando vengono alla luce, li vede disarmati e costretti a rivolgersi alle forze dell’ordine o ai TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) con tutte le conseguenze sociali e penali che questi provvedimenti comportano.

  La “Cura” per molti esperti è quella di liberalizzare le droghe leggere come la cannabis, così si elimina lo spaccio nelle strade e si farà cassa per l’erario. Follia allo stato puro, visti i risultati ottenuti in alcuni paesi dove è stata liberalizzata. Lavorare sulla PREVENZIONE e l’ISTRUZIONE è quindi prioritario rispetto a qualsiasi azione di repressione, perché si reprime quando il reato è già stato compiuto, e lo scopo degli educatori non è quello di togliere i ragazzi dalla droga ma di non farli entrare in quel mondo maledetto. “Un’oncia di prevenzione vale più di una tonnellata di cura” scriveva il filosofo L. Ron Hubbard e ancora trattando questo fenomeno sociale scriveva: “l’arma più efficace nella guerra contro la droga è l’ISTRUZIONE”.

  I volontari della Fondazione per un Mondo Libero dalla Droga e della Chiesa di Scientology hanno sposato totalmente i principi del filosofo americano al quale si ispirano, facendo della lotta alla droga attraverso la corretta INFORMAZIONE il loro motivo di vita. Così anche questa settimana, nella giornata di mercoledì 16 settembre, hanno portato la conoscenza a centinaia di ragazzi, genitori, educatori e commercianti di Cagliari, Olbia e La Maddalena, convinti che il problema droga non sia circoscritto solo a chi ne fa uso e ai suoi familiari, ma interessa tutti indistintamente e ognuno di noi può fare qualcosa a riguardo. Info: www.noalladroga.it www.cagliariliberadalladroga.com

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