Alghero e la nautica da diporto: Cesare Usai a ruota libera - "Sarà la stagione peggiore di sempre"

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di Gianni Olandi

Non lo dice l'ultimo arrivato, ma il primo, Cesare Usai, imprenditore della nautica da diporto, un autentico pioniere nella storia di questo tipo di attività avendo fondato, siamo negli anni Cinquanta del solo scorso, la Base Nautica di Fertilia che porta il suo nome.
"Stiamo vivendo - afferma - un momento di estrema incertezza e la preoccupazione è tanta.
Sono crollate letteralmente le prenotazioni e le normative in vigore non stanno aiutando il nostro settore e tantomeno quello turistico che rappresenta una colonna portante per l'economia di tutto il territorio.

Una stagione incerta la cui negatività è indubbiamente favorita da regole approssimative, predisposte da chi non conosce questo mestiere, inapplicabili sul piano pratico che producono un solo risultato: allontanare il cliente che vuole venire in Sardegna".
Un centinaio di posti barca in un contesto ambientale di straordinaria bellezza: alla foce della laguna del Calik, al centro del golfo di Alghero, in una posizione logistica assolutamente favorevole anche per la collaudata offerta di servizi dopo quasi 70 anni di attività a pieno regime.

Un area paludosa trasformata nel tempo in un riferimento abituale per il comparto turistico che negli anni, oltre a costituire un elemento promozionale per la Riviera del Corallo, si è consolidato diventando una realtà con ricadute occupazionali non trascurabili.
Ma non solo: quella prima base nautica a ridosso del Leone di San Marco, ha fatto da battistrada per analoghe iniziative che negli anni si sono consolidate ad Alghero e a Porto Conte.

"Questa brutta stagione - aggiunge ancora Cesare Usai - giunge dopo un altro momento che a noi ha arreccato danni: il trasferimento del traffico di Ryanair dall'aeroporto di Alghero a quello di Elmas a Cagliari.
La facilità di collegamenti con Alghero dalla Germania rappresentava per il nostro settore una presenza in quel mercato piuttosto produttiva.
In un'ora o poco di più da qualsiasi parte della Germania si arrivava ad Alghero, d'estate e d'inverno, e per gli amanti della nautica era una opportunità di assoluto interesse.
Stazionavano la barca da queste parte e nei fine settimana uscivano in mare.
Muovendo anche indotto, bar, ristoranti, attività commerciali in genere.

Un mercato importante, ricco, in costante crescita.
Ancora oggi mi chiedo, e non so darmi risposte, che cosa sia stato fatto a livello istituzionale locale per impedire questa operazione che, nel silenzio generale, ha impoverito le nostre attività e tutto il territorio più in generale".
Il "vecchio leone" è un fiume in piena, si chiede se a qualcuno verrà in mente di sostenere un settore come quello della nautica messo in ginocchio, sollecita una revisitazione delle concessioni, l'adozione di parametri normativi che prima di essere adottati godano di una consultazione preventiva con gli operatori, con quelli che i problemi li vivono tutti i giorni e sono quindi i primi a conoscere le dinamiche di una attività attorno alla quale ruotano quote importanti per il prodotto interno nazionale.

Dalla cantieristica al noleggio, ai charter.
"Quando in un contesto socio eocnomico - aggiunge - si spengono o si condizionano piccole realtà operative come la nostra, si crea un effetto domino drammatico, che mina alla radice lo stesso tessuto sociale".
Cesare Usai appartiene a una "dinastia" di imprenditori algheresi alla quale estro, genialità e coraggio di intraprendere non sono mai mancati.
Il capostipite, Carluccio Usai, padre di Cesare, classe 900, scomparso nel 1985, come ricorda una preziosa ricostruzione storica di storiedialghero.it curata da Nino Monti con la collaborazione tecnica di Carmelo Murgia, negli anni prima e dopo l'ultima guerra mondiale operava nel settore dei trasporti, è stato senza alcun dubbio uno straordinario pioniere nelle dinamiche che a quei tempi cominciavano la trasformazione di un intero Paese.

A cominciare dai motori, mezzi meccanici adattati, residui di guerra riutilizzati ai quali praticava incredibili trasformazioni con le sue mani.
Un gene trasferito ai figli e arrivato con la stessa praticità anche al nipote Corrado.
Quando si viaggia nei ricordi la "pelle" del vecchio leone si ammorbidisce.
"Altri tempi". E gli vengono in mente quei binari Decovil reecuperati dalle vecchie miniere di Alghero ormai in abbandono insieme ai quegli occhielli di ferro che si utilizzavano per legare i cavalli, con i quali a cominciato a costruire la "sua" Base Nautica di Fertilia.