Le spine del riccio di mare affondano la politica - Vietata la pesca sportiva

Come spesso avviene quando la politica è chiamata a occuparsi di problemi vecchi di anni, trascurati a tempo debito quando era invece necessario intervenire immediatamente, nascono situazioni schizzofreniche, confuse, frutto dell'esigenza politica di dare risposte comunque, anche se parziali e insignificanti rispetto al vero problema. 

Parliamo della pesca dei riccio di mare. Da anni gli stessi pescatori sono stati i primi a denunciare a ogni livello che la popolazione del gustoso frutto di mare si sta impoverendo, in ogni parte della Sardegna. Non sono stati ascoltati. In fondo loro, di pesca, che cosa ne sanno. Ora la schizzofrenia ha colpito il palazzo della Regione con una anticipazione di 15 giorni del fermo biologico. La caccia ai ricci è così cominciata il 1° novembre anzichè il 15. 

Il ragionamento della politica si capisce perfettamente: ci sono tante categorie coinvolte, dai pescatori al mondo della ristorazione che proprio dalla polpa del riccio traggono opportunità di lavoro. In Sardegna i pescatori di ricci professionisti sono circa 180, una dozzina sulla Riviera del Corallo. Ma quando si è sollevata un po' di polvere intorno allo stato di sofferenza della specie marina, con iniziative anche di tipo ambientalista, la stessa politica è stata costretta ancora a dare qualche risposta ancora, la più facile, e per contenere i consumi l'ha vietata ai pescatori sportivi. 

Eppure, anche alla politica, una chiara indicazione sul disastro in corso era già arrivata nell'agosto del 2017 quando gli uomini della Guardia di Finanza di mare della compagnia di Alghero avevano scoperto che dalla costiera di Bosa, fino ad Alghero e chissà ancora dove, era in corso, in pieno fermo biologico, una caccia spietata al frutto di mare. I finanzieri scoprirono che 5 uomini di origine campana avevano allestito ad Alghero un appartamento dove oltre ad alloggiare, con la loro attività di bracconieri del mare sistemavano nei frigoriferi vasetti in vetro contenenti polpa di riccio. Ne trovarono 111 per complessivi 31 chili di polpa. Secondo una stima di alcuni addetti ai lavori, per riempire i 111 vasetti ci sono voluti almeno 25 mila ricci. 

L'operazione della Guardia di Finanza doveva far esplodere un vero e proprio caso di disastro ambientale dei mari sardi in quanto l'attività dei cinque bracconieri era certamente cominciata prima che i finanzieri li scoprissero. Magari andava avanti da diversi anni. Un prelievo quindi in pieno fermo biologico di centinaia di migliaia di ricci che ha indubbiamente favorito, almeno nei mari di Alghero, la vistosa riduzione del prodotto. Va aggiunto che i bracconieri non si facevano scrupolo nella pesca, cacciavano e spaccavano anche esemplari di taglia minima, il novellame. Ebbene, quei bracconieri se la sono cavata con una sanzione amministrativa, chissà per quale ragione il meccanismo della giustizia non è riuscito a farli approdare sul fronte penale proprio per il reato di disastro ambientale. 

Ma se fosse necessario individuare qualche altro elemento che potrebbe disegnare un vero e proprio progetto di distruzione dei nostri mari, vale la pena ricordare che soltanto nel giugno scorso e sempre la Guardia di Finanza di Alghero, ha sequestrato 480 vasetti contenti polpa di riccio per complessivi 70 chili. Erano a bordo di un furgone, il prodotto era stato confezionato da queste parti e stava partendo per la Campania. Va riferito infatti che il commercio dei bracconieri in questione non si svolgeva in ambito locale: i vasetti con la polpa di riccio partivano verso una catena di ristoranti del Napoletano, e non solo, dove erano lautamente retribuiti anche per la prelibatezza del prodotto. 

Di fronte a una devastazione di questa portata, la vera e unica causa della distruzione della popolazione del riccio di mare, era legittimo attendersi provvedimenti di particolare severità, intensificazione dei controlli, una vigilanza mirata soprattutto nelle zone di zone dove il riccio di mare è più ricercato, monitoraggi costanti sulle coste e sanzioni appunto durissime. 

Invece sono arrivate generiche dichiarazioni per la costituzione di parte civile nei processi contro i bracconieri trascurando il fatto che gli stessi sono stati sanzionati con una multa e quindi niente processo. A dire il vero un provvedimento forte è stato adottato: hanno vietato la pesca agli sportivi che già per loro conto non potevano pescarne più di 50 esemplari.


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