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Allarme siccità per la Nurra: a rischio le colture - La Coldiretti reclama interventi - Incalcolabili i danni economici

  L’emergenza idrica che sta colpendo il territorio della Nurra è la peggiore degli ultimi vent’anni. Attualmente i bacini del Temo, del Cuga e del Bidighinzu contengono 33 milioni di metri cubi d’acqua, il 30% circa del volume autorizzato. Un dato preoccupante non solo per il prosieguo della prossima stagione irrigua ma anche per il pieno approvvigionamento idropotabile.

  I livelli d’acqua presenti nel Temo sono così bassi che dall’alveo del bacino è riemerso un sito archeologico sommerso dalle acque mentre nel Cuga sono riaffiorate delle vecchie tubature. «Il fenomeno della siccità in Sardegna è un fenomeno ciclico – afferma il direttore della Coldiretti Sassari e Gallura, Ermanno Mazzetti – che non risparmia nessun distretto consortile. Quest’anno l’assenza di precipitazioni si è concentrata sulla Nurra e le riserve d’acqua dei tre bacini più importanti sono in continua diminuzione. Per trovare dei dati peggiori a quelli attuali bisogna tornare al triennio 1998/1999/2000 quando i volumi oscillavano tra i 28 e i 17 milioni di metri cubi».

  A pagare le conseguenze di un’annata così siccitosa sono soprattutto gli imprenditori agricoli che da gennaio lottano contro i terreni secchi. Cereali, carciofi, mais ed erba medica sono le colture maggiormente a rischio e gli allevatori faticano a dare da mangiare agli animali. In queste condizioni è difficile anche programmare la produzione estiva, la risorsa idrica invasata è talmente poca che si rischia di mettere a dimora delle colture che nel periodo estivo potrebbero non avere acqua a sufficienza con perdite economiche insostenibili. «Stiamo vivendo un’annata disastrosa caratterizzata da fenomeni climatici opposti – aggiunge il presidente della Coldiretti Sassari, Battista Cualbu.

   Nel periodo invernale ci sono state pochissime precipitazioni e le nevicate che hanno permesso agli altri bacini di rigenerarsi non hanno interessato la Nurra mentre in primavera le gelate notturne hanno generato escursioni termiche di oltre venti gradi che hanno bruciato le colture. La siccità sta soffocando sia la produzione agricola sia il comparto zootecnico: oltre al calo nella produzione del latte gli allevatori fanno fatica a trovare il foraggio per il bestiame».

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